Prosegue l’impegno dell’unità di strada antitratta della Cooperativa sociale Atuttotenda.

In questo tempo di emergenza coloro che sono “ultimi” in maniera strutturale rischiano di essere “gli ultimi degli ultimi”.

E’ il caso di tante ragazze costrette a prostituirsi, sfruttate e ridotte ad oggetto. Sono “le schiave” del nostro tempo che, molto spesso, la nostra società perbenista fa finta di non vedere.
Le operatrice della cooperativa si prendono cura di loro, raggiungendole nei “luoghi di lavoro” per comunicare umanità e per tentare di iniziare, anche se è terribilmente difficile, percorsi di liberazione e di riscatto.

Anche in questi giorni difficili, l’unità di strada continua il suo lavoro. A causa dei Decreti di contenimento del virus, le ragazze non sono per strada. Le operatrici continuano ad ascoltarle telefonicamente recependo le paure e i disagi di chi vive ormai, praticamente, senza nessun reddito ed è invisibile agli occhi di qualunque provvedimento governativo.
Sono una quarantina le ragazze con le quali l’unità di strada mantiene i contatti. Si tratta soprattutto di coloro che sono madri o sono in attesa di un bimbo e di quelle che in casa hanno persone anziane o ammalate.

Si provvede alla consegna di materiale igienico-sanitario, di mascherine e guanti, di viveri e a tutte, già dall’inizio dell’emergenza è stato proposta un’informativa medica e di comportamento prevista dal Decreto ministeriale.
L’unità di strada ha coinvolto la rete delle Caritas diocesane dei territori dove le ragazze risiedono. Le operatrici hanno apprezzato la disponibilità delle Caritas a prendersi cura di queste persone.

In queste ore l’unità di strada sta recapitando alimenti, buoni alimentari, indumenti e materiale igienico sanitario presso le abitazioni di queste persone.
“Ma aldilà della necessità di cose – sottolinea un’operatrice – è bello far sentire che qualcuno si prende cura di loro in maniera gratuita. E’ bello e commuovente vedere come il calore umano è capace di portare sprazzi di serenità in vite che sono spaccate dall’ egoismo e dalla ricerca del profitto di tanti”.
Scriviamo queste note il giorno dopo il XXVII anniversario della morte di don Tonino Bello, il vescovo degli ultimi.

Ritornano alla mente le sue parole di introduzione al un libro dal titolo evocativo “Pietre di scarto” (Ed. La Meridiana):
“Fino a quando nelle nostre città la costruzione del Regno non sarà organizzata […] dai condannati alle piccole croci quotidiane, da chi vi rimane schiacciato sotto, da chi è ingiustamente spogliato di tutto come Cristo, da chi viene abbeverato con l’aceto e il fiele di una vita insostenibile, avremo sempre aurore senza mattino. E i macigni continueranno a ostruire i nostri sepolcri, lasciandoci privi di una memoria spiritualmente eversiva. Queste pagine sono dedicate a loro, pietre scartate dai costruttori che fanno le sorti della storia. Il loro anelito di vita muti in serbatoio di speranze questa allucinante vallata di tombe che è la terra”.

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