Ieri nel Centro Caritas di Maglie abbiamo distribuito pacchi alimentari a 15 famiglie raggiungendo 62 persone. Nel Centro Caritas di Poggiardo abbiamo distribuito pacchi alimentari a 77 famiglie raggiungendo 262 persone.

Naturalmente continua quotidianamente l’attività della Mensa diocesana con la preparazione dei pasti d’asporto che raggiunge ogni giorno una quarantina di persone. E’ ormai il lavoro che sta caratterizzando questo tempo di emergenza. Ci ritroviamo a fare questi conti che hanno il sapore amaro della difficoltà economica sempre crescente che stiamo vivendo.
Questi numeri dicono anche il tentativo della Caritas di farsi vicina alle persone. Di porre un piccolo segno di fraternità. Le giornate di distribuzione sono sempre anche giornate di “incontri umani”, di lacrime, di sorrisi, di parole che tentano di aprire orizzonti di speranza, di sguardi che catturano l’imbarazzo di tanti impoveriti da questa crisi sanitaria e che si ritrovano senza lavoro e che vedono diminuire le poche scorte economiche che avevano.
Forse, però, è anche maturo il tempo di iniziare a disegnare scenari futuri che ci aiutino a non ragionare più in forma “emergenziale” per concentrarci su possibili elementi di “ricostruzione” del tessuto ecclesiale e sociale.
Nei momenti di difficoltà vale la pena ritornare alle origini per riscoprire la propria identità. E’ un’operazione necessaria anche per la Caritas. Per questo ricordiamo il discorso di Paolo VI, tenuto Roma nel settembre del 1972, al primo convegno delle Caritas diocesane italiane.

Diceva Paolo VI: “La carità è sempre necessaria, come stimolo e completamento della giustizia (…)Evidentemente la vostra azione non può esaurire i suoi compiti nella pura distribuzione di aiuto ai fratelli bisognosi. Al di sopra di questo aspetto puramente materiale della vostra attività, deve emergere la sua prevalente funzione pedagogica, il suo aspetto spirituale che non si misura con cifre e bilanci, ma con la capacità che essa ha di sensibilizzare le Chiese locali e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi; giacché mettere a disposizione dei fratelli le proprie energie e i propri mezzi non può essere solo il frutto di uno slancio emotivo e contingente, deve essere invece la conseguenza logica di una crescita nella comprensione della carità, che, se è sincera, scende necessariamente a gesti concreti di comunione con chi è in stato di bisogno”.

Le domande che ci poniamo sono:
1. Quali ingiustizie ha fatto emergere in modo evidente questa emergenza?
2. Quali politiche saranno necessarie nel futuro per ridisegnare lo “Stato sociale” nel nostro Paese?
3. Come aiutare le nostre comunità parrocchiali ad uscire da una logica “emotiva” della solidarietà, per crescere nella fraternità con tutti e con i poveri soprattutto?
Per il momento poniamo le domande. Avviamo la riflessione. Ascoltiamo e osserviamo. Ma dovrà giungere anche il tempo in cui fare il discernimento e passare all’azione.

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