
Vi raccontiamo la storia dell’accoglienza
nella nostra Caritas di una famiglia ucraina.
Buon Anno Giubilare, buon 2025!
La nostra Chiesa diocesana ha aperto ieri l’anno giubilare, con un pellegrinaggio verso la cattedrale e con la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Padre Neri e concelebrata da tutti i sacerdoti della nostra diocesi.
All’apertura dell’Anno Santo e mentre stiamo per concludere il 2024, vi vogliamo raccontare la storia di un’accoglienza che la nostra Caritas diocesana ha offerto ad una famiglia ucraina.
Ve la vogliamo raccontare perché, mentre siamo invitati ad essere tutti pellegrini di speranza, siamo contemporaneamente chiamati ad essere coloro che accolgono la speranza di quanti si fanno pellegrini sulle strade del mondo. Alcuni scelgono di essere pellegrini sui cammini santi di uomini e donne che ci hanno preceduto, altri sono costretti a farsi pellegrini per sfuggire alla guerra e andare verso paesi dove sperano di costruire un futuro sereno.
Ci sono pellegrinaggi che nascono dalla disperazione: verso questi pellegrini noi siamo chiamati ad offrire accoglienza e accompagnamento perché il loro cammino possa trovare una meta di speranza.
Nel mese di aprile del 2022 una famiglia ucraina composta da Artem ed Olha, i loro tre figli e la nonna materna arriva in Italia fuggendo dalla terra che sta devastando la loro terra. Arrivano smarriti e impauriti: hanno dovuto abbandonare la loro terra, i loro familiari, tutto ciò che si erano costruiti con un lavoro dignitoso. Arrivano senza sapere quale sarà il loro futuro.
La nostra Caritas diocesana li ha accolti preso il Centro Rebecca. Grazie al supporto della rete di volontari della diocesi, questa famiglia ha iniziato a ricostruire la propria vita. Si sono adattati gradualmente alla nuova realtà affrontando la quotidianità con coraggio.
Il lavoro dei volontari non si è limitato ad un’accoglienza spicciola e immediata, ma ha cercato, insieme con Artem ed Olha, di costruire un progetto di vita che gli permettesse di sentirsi parte integrante della nuova comunità nella quale hanno scelto di abitare.
Nonostante la difficoltà della lingua, la dedizione dei volontari ha permesso che avessero accesso a tutto ciò di cui avevano bisogno: dal cibo alla cura della salute, dall’assistenza nella burocrazia, all’integrazione sociale e soprattutto al lavoro che non solo è stato una fonte di reddito, ma ha decisamente contribuito a dare stabilità alla famiglia.
I figli sono stati inseriti nel sistema scolastico. Il più piccolo ha iniziato la scuola dell’infanzia, mentre la ragazza adolescente ha frequentato la scuola secondaria di primo grado a Melpignano. I genitori hanno frequentato un corso di apprendimento della lingua italiana per adutli.
Nel mese di agosto il figlio maggiore ha compiuto 18 anni e ha deciso di tornare in Ucraina per arruolarsi nell’esercito e frequentare l’accademia militare. È stato questo un momento doloroso per la famiglia e per noi ma, seppure con tantissima amarezza nel cuore, abbiamo rispettato la scelta del ragazzo dettata dalla voglia di dare un contributo per riscattare la propria terra dall’ingiustizia e dall’invasione.
Da circa in mese la famiglia ha trovato casa a Galatina. Continua, in autonomia, il suo percorso di riprogettazione della propria vita. Anche la Caritas continua a starle accanto con discrezione e con l’amicizia che è capace di infondere coraggio.
Questa accoglienza può essere il paradigma per entrare nella “Porta Santa” facendoci tutti pellegrini di speranza, ma anche strumenti che possano aiutare i “pellegrini disperati” a sentirsi a casa ovunque. Siamo fratelli tutti!
Buon 2025! Buon anno giubilare!
Il buon Dio ci aiuti ad essere “collaboratori della speranza, collaboratori della gioia” dei fratelli e delle sorelle che incrociano la nostra vita!
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